giovedì 7 marzo 2013

Mente sveglia in un corpo che dorme


Vi è mai capitato di essere a letto, apparentemente svegli e non riuscire a muovere un muscolo? Non riuscire a gridare, a parlare, sebbene ci si sforzi di farlo? E' quello che succede quando 'la mente è sveglia e il corpo dorme' .... 




<<< Conoscere la felicità, abbandonarla in riva al fiume e attraversarlo. Averla sentita così da vicino, averla sfiorata nei minimi dettagli e ora temerla. Continuo a guardarla dall'altra parte del fiume, si stacca come rugiada da me, si trascina al largo, lontana, dove non riesco più a vederla. Ma so che c'è. Il suo potere si riconosce ed è illimitato. Cosa c'è di più bello, che sapere di poter essere ancora felici se solo si riuscisse ad abbandonare per un pò la realtà? Se solo potessi farlo... Eppure è lì, immobile, a un passo da me. Ma in quel passo so che rischierei di annegare, di capire che ho disimparato a nuotare. O che non ho mai saputo farlo...

Provo a muovere le gambe ma sono paralizzate, non riesco a parlare eppure pochi secondi fa ho guardato la mia stanza, ho visto il mio armadio e la scrivania e ho capito che non sono in quel fiume. Il mio corpo diventa un macigno, sto urlando dentro di me la soluzione per farmi svegliare, ma la verità è che sono già sveglia in un corpo che dorme. E non so come fare. Cerco di ributtarmi nelle acque, di riuscire a cogliere il verde intorno a me, il profumo fresco della lavanda, nauseante, ma che vorrei sentire ancora per togliermi da questa via di mezzo, tra la realtà e il sogno. Ma non c'è niente da fare, rimango in bilico in questo letto fluttuante che mi porta lontano dai mondi che conosco. Il braccio destro è schiacciato dal mio peso e il sinistro poggiato come pietra sul mio addome. Ho la sensazione di respirare, di essere viva, ma niente me ne da la certezza. Dentro di me viaggiano le parole come auto in autostrada, ma se provo ad aprire la bocca mi stanco per lo sforzo e non ottengo risultati. Sono come imprigionata dentro una bara trasparente. Provo ancora a parlare, a toccarmi, a fare qualsiasi cosa che mi dia la certezza che non sto scomparendo ma più mi affatico e più non riesco ad aprire gli occhi né a buttarmi in quel fiume. In questo momento il mio strazio è come quello di un pesce che non riesce a raggiungere il mare. Singhiozzo e saltello per rigirarmi, per correre verso una fine, un sollievo, qualcosa che mi tolga violentemente da questo stato. Il profumo del mattino si insidia nelle mie narici, l'odore del caffè proviene dalla cucina, mi si attacca ai capelli, diventa colla per il mio olfatto, si mescola al mio sogno e si tramuta in rugiada sulle foglie degli alberi, rami forti e ovali che sorreggono fiori. Prego che qualcuno entri nella stanza e mi chiami a voce alta, o che mi scuoti. Per un attimo ho la sensazione di allungarmi verso la porta, vero il pomello d'acciaio che intravedo vicino alla cassettiera, ma volti umani cominciano a cadere dal soffitto e capisco di non essere sveglia. Sono teste legate a una corda, teste di mostri con gli occhi a palla e la lingua appuntita, scura. Ritorno a letto con un balzo e il peso delle mie gambe riprende a essere prepotente. Prego Dio di ricadere nel sogno più profondo, fingo tuffi, carpiati, immersioni ad apnea nell'oscurità del lago. Il viaggio infinito di una sirena che si libera della sua coda. Muovo le gambe, provo a sbatterle come farebbe una Selkie col suo manto, disperata nel suo canto muto. E all'improvviso vorrei essere davvero lì, abbandonata nel manto d'acqua, sostenuta da un insieme di gocce che mi avvolgono il respiro. Invece vedo i miei piedi nella sagoma del piumone, è solo una frazione di secondo ma li ho visti, come sacchi ripiegati senza vita. Voglio muovermi, uscire da queste morte apparente, incendiare i sogni e questa veglia, maledirmi per non essermi drizzata in piedi al primo suono della sveglia. Intorno a me è tutto verde, il lago ora agitato come se qualcuno soffiasse nella riva. Onde alte dei metri, felicità che si libra in volo e scompare, insieme a uno stormo di uccelli che emigra. Basta poco, un gatto che corre alle mie spalle, e mi ricordo di essere sola. Sono sola in casa. Se solo riuscissi a prendere il telefono potrei capire. Capire che diavolo di ore sono. Capire perchè non riesco a svegliarmi e comincio a pensare di essere morta. Ma il cuore batte, martella nel petto, o è solo quella specie di gru, in fondo al lago, che smembra la strada tra operai che lavorano. Vorrei finirci sotto, vorrei che mi martellasse il petto, come una specie di rianimazione. Fingere di morire per risvegliarmi. >>>

1 commento:

  1. Il sogno , è il vagare della mente nello spazio infinito della tua conoscenza............Vivi il sogno come realtà , vivi la realtà come un sogno.....vivi la vita nella realtà ma non smettere mai di sognare........

    Filippo

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